“La colpa è la mia, ho sbagliato tutto“. Luis Enrique lo dice con un sorriso beffardo sul volto, un po’ difensore della squadra, soprattutto però con pungente sarcasmo verso chi punta, in città, l’indice sul suo operato. Anche Franco Baldini è sceso in campo, per dire che “la qualità di Luis Enrique è straordinariamente importante e il nostro futuro è con lui. Sappiamo quello che facciamo e dove vogliamo arrivare. Il futuro sarà un futuro importante“. Meno certezze conserva invece il tecnico: “Nel calcio mai dire mai, ma state tranquilli che non resterò qui cinque anni“.
Almeno apparentemente. Se non altro, la convinzione di voler fare i conti soltanto alla fine: “Dopo tante giornate, la squadra è ancora in lotta per classificarsi in Champions, anche se è a cinque punti, non molto vicina. Poi l’ho sempre detto, gli allenatori si giudicano per i risultati, questa fino a ora è la Roma di Luis Enrique, vediamo alla fine che succede. Mancano le cinque partite più importanti, ora lavoro per il presente“. Il presente è la Fiorentina, domani all’Olimpico: “Io penso alla partita con la Fiorentina. So che a voi interessa di più sapere cosa ho sbagliato, ma io mi concentro su quello che importa alla squadra. Sarà difficile, i tifosi dovranno mostrare il loro disappunto ma lo abbiamo meritato. Ci sono cose da migliorare, quasi tutte, ma c’è una partita che ci dà la possibilità di arrivare ancora in lotta”.
A patto, però, di giocare una gara diversa da quella di Torino. “Avevamo detto che se avessimo commesso errori con la Juventus saremmo stati puniti e così è stato“. Partita che ha certificato una evidente involuzione: “Ma questo è il calcio, succede dopo otto mesi e dopo otto anni. Io vedo l’identità della mia squadra, non solo quando vince ma anche quando perde“. Anche senza Totti: un’esclusione che ha fatto e farà discutere, quella del capitano. “Il calciatore più importante della squadra è Francesco Totti – ammette Luis – ma purtroppo ha 35 anni e non giocherà fino a 50. Magari fosse così, ma la squadra non deve pensare che senza Totti è tutto finito. Il futuro è un futuro senza Francesco in campo. Forse con lui in panchina, o alla presidenza, o vicino alla squadra. I calciatori devono iniziare ad abituarsi. E anche se penso che sia il giocatore più di riferimento, ho fatto una scelta tecnica. Mi prendo la responsabilità, quello che ho fatto l’ho fatto sempre convinto“. Così come quando, a giudicare da fuori, ha scelto di snaturare la squadra con Perrotta a uomo su Pirlo: “Non ho pensato di sconfessarmi – replica però l’asturiano – Pjanic è un trequartista, avevamo due punte e tre centrocampisti“. A qualcuno, però, iniziano a venire dubbi sull’attuabilità del suo calcio in Italia. Un’idea rigettata dall’allenatore di Gijon: “Credo che la mia idea di calcio sia adatta, ho visto qualche partita quest’anno, ho sentito parlare i nostri avversari. Ci sono differenze tra il calcio italiano e quello spagnolo, ma sono compatibili“. Il problema adesso è dimostrarlo sul campo. Totti che, dopo la Juve, salterà anche la Fiorentina: ha l’influenza, ha lasciato l’ultimo allenamento.
Repubblica.it – Matteo Pinci