Non c’è confronto. Uno ha il solito manuale del pallone, uno stile d’altri tempi, fatto di frasi fatte e luoghi comuni; l’altro ha il guizzo, l’esplosività di una testa che non si ferma mai. Uno è chiamato il normalizzatore, l’altro l’innovatore. Uno è noioso, l’altro no. Claudio Ranieri e Luis Enrique, i due allenatori più discussi del momento. Ranieri è strano sia ancora l’allenatore dell’Inter, visto che Moratti è un tipo che caccia gli allenatori nella notte. Probabilmente, perché non esistono valide alternative, anche se adesso si è liberato Villas Boas (io avrei preferito che Di Matteo venisse a giocare in Italia), e Montella è già lì che fa capolino. Le dichiarazioni dette da Ranieri, dopo la scorsa partita, fanno pensare ad un allenatore senza più nessun potere sulla squadra e sullo spogliatoio. Quel pareggio, non deve ingannare. Ranieri non riesce a trasmettere nessuna motivazione, e i giocatori dell’Inter sono ormai stanchi di averne. Troppo vecchi, troppo altezzosi per rimettersi in discussione. Per quel che riguarda il lato tecnico: Ranieri ha tagliato Sneijder (all’Inter pare sempre che tutto ruoti intorno a lui, ma non è così), e optato per il 4-4-2, ok, ma è stato sbagliato far giocare 90 minuti Forlan da esterno di centrocampo, visto che di mestiere fa l’attaccante, ed è pure reduce da un infortunio. Poi, la sostituzione invocata da San Siro, di Cambiasso, uscito in lacrime per Obi, è stata fatta praticamente su richiesta. Pazzini si è dimenticato come si fa a segnare, Milito è l’unico che si rimbocca sempre le maniche, ma non basta. Domanda: uno come Zeman non potrebbe allenare l’Inter, e cambiare le cose?
Ilfattoquotidiano.it – Gabriella Greison