Cesare Prandelli promuove la scelta della Roma: “Le società devono affidare il progetto tecnico agli allenatori”.
È stato l’ultimo ct a portare la Nazionale ai Mondiali. Oggi Cesare Prandelli fa il nonno: “Taglio l’erba, poto gli ulivi. Sto in campagna”. E osserva il calcio.
L’importanza del ruolo dell’allenatore-manager
Prandelli, la Juventus vive una fase di turbolenze. Da chi dovrebbe ripartire? “Da Spalletti, assolutamente. Bisognerebbe dargli le chiavi del progetto. Lo vedo allenatore-manager, un po’ come Gasperini alla Roma. Le società stanno capendo che il responsabile tecnico deve essere responsabile anche delle scelte di mercato, deve sentirsi tranquillo. Avesse peso nelle scelte non andrebbe per tentativi: se un giocatore non lo convince, non lo prende”. La Roma tra Gasperini e Ranieri ha scelto di dare fiducia al primo. “Così si fa. Nulla contro Claudio, ma sono convinto che le strategie di un club debbano passare dagli allenatori, altrimenti si creano equivoci”.Del percorso di Allegri al Milan cosa ne pensa? “Se va in Champions ha fatto un miracolo. E torno sul ruolo di allenatore-manager: ha scelto Max i giocatori di questa squadra? Se non ha punte adeguate cosa deve fare?”.
Le capacità di Chivu e la figura di Conte
Quanti meriti ha Chivu nello scudetto dell’Inter? “Ha saputo ricreare entusiasmo in uno spogliatoio ferito. All’inizio si è affidato agli schemi di Inzaghi, pian piano ha proposto il suo calcio. Ora però la rosa va svecchiata”.
Il Napoli senza Conte rischia un ridimensionamento? “Non credo, hanno materiale tecnico e umano non indifferente. È un club maturo. Certo Antonio è una garanzia assoluta di successo”.
La crisi della Nazionale e un pensiero sul Mondiale
Per la Nazionale si parla di lui come nuovo ct, oppure Allegri o Mancini. “Allenatori così sarebbero un sogno, ma se devi qualificarti ai grandi tornei e perdi due partite nessuno se ne ricorda più. Serve una condivisione di idee tra FIGC e Lega calcio. Quando ero ct la Lega piazzò la Supercoppa in Oriente pochi giorni prima di un’amichevole con la Nigeria: mi indignai. E a Gattuso non hanno concesso neanche uno stage prima dei play-off. Della Nazionale non frega niente a nessuno”.
Lei aveva lanciato un’idea apprezzata dall’ormai ex presidente federale Gravina. “Suggerivo di creare una seconda squadra della Nazionale con gli Under 23, per continuare a far crescere i giovani. Gravina era entusiasta, ma ci sono stati degli ostacoli burocratici e mi sono defilato”.
Al Mondiale per chi tiferà? “Per il Brasile di Ancelotti. Anche per Adriano, che ho allenato. Poteva diventare il più grande attaccante di tutti i tempi, ma ha preferito aiutare le famiglie delle favelas. Non credo abbia rimpianti”.
E lei ne ha? “Forse la finale di Euro 2012. Se avessimo vinto sarebbe stato meraviglioso. Ogni tanto mi sveglio di notte, come chi sbaglia i rigori”.