Nelle ultime partite Dybala si è ripreso la scena e la Champions. Una rosa meglio costruita può permettere a Gasp di sfruttarlo al 100%.
Il Messaggero (S.Carina) – Gli sono bastati 90 minuti per riprendersi tutto. Con gli interessi. Tipico dei campioni, dei fuoriclasse, di chi non soffre le pressioni perché da quando è ragazzino è abituato a dare del tu al pallone. Vox populi: «Eh, ma Dybala costa troppo, sta sempre male, ormai fa la differenza in una decina di partite all’anno». Menomale, ci permettiamo di aggiungere. Perché senza Paulo chissà come sarebbe andata a finire a Verona. Squadra paralizzata, impaurita, incapace di fare due passaggi di fila per 50 minuti. Poi arriva il genio, quello con la G maiuscola e decide di uscire dalla lampada. In poco meno di un tempo colleziona l’espulsione di Valentini, due assist, un salvataggio nell’area piccola e soprattutto regala quella caratteristica che la squadra, per una partita, sembrava aver smarrito: la personalità. Qualità e personalità, la stella polare che Gasp vuole seguire nella costruzione della nuova Roma. Dybala ne è l’emblema.
Non è un caso dunque che sia l’allenatore a chiederne la conferma: «Resta? Credo di sì, io non ho mai avuto dubbi. Se siamo andati in difficoltà è perché ci è mancato tre mesi. Sono riuscito a mettere in contatto i Friedkin con Paulo e se non rimane adesso non so più che fare». Chiaro, no? E a parlare non è il procuratore di Paulo, l’amico, il confidente, chi gli cura la comunicazione ma Gasp in persona. Lo stesso che ha riportato dopo 7 anni di oblio la Roma in Champions. Sono 15 giorni che le parti si confrontano: ora quando l’agente sarà convocato a Trigoria si arriverà alla fumata bianca. Poi, però, si aprirà un altro capitolo, paradossalmente più spinoso. Perché Dybala è come le ciliegie: più lo vedi giocare e più non ne puoi fare a meno. Tuttavia essendo un classe ’93 bisognerà imparare a gestirlo. E anche a resistere alle tentazioni. Discorso che coinvolge sia Gasp che il calciatore.Era ottobre quando Paulo aveva trovato finalmente un minimo di continuità (5 gare giocate quasi per intero: Inter, Plzen, Sassuolo, Parma e Milan) e a chi chiedeva al tecnico – conoscendo i trascorsi dell’argentino – se non fosse il caso di centellinarne l’impiego, la risposta fu: «Se sta bene, gioca. E può farlo tranquillamente per 90 minuti». Purtroppo non è più così o perlomeno non può esserlo per una stagione intera. Serve dunque uno step successivo. Che non deve per forza diventare l’impiego spesso evocato di «Dybala alla Altafini». Nello sport, come nella vita, possono esserci delle vie di mezzo.
Anche perché, lato calciatore, alla soglia dei 33 anni qualcosa scatta nella vita (e nella testa) di un campione. Iniziano ad esserci delle priorità, si comincia a essere meno bulimici sul minutaggio, si comprende che la qualità delle prestazioni viene prima della quantità dei minuti giocati. Serve un click mentale che può fare tutta la differenza del mondo. Per lui e per la Roma. E come si fa invece a “convincere” Gasperini a non iper impiegare Paulo? Semplice, comprandogli i calciatori che chiede in quella posizione. Se il tecnico non avesse avuto per l’intera stagione i soli Dybala e Soulé, magari li avrebbe alternati a destra. E invece, avendo poco e nulla a sinistra (e fino a gennaio nemmeno il centravanti che chiedeva) appena poteva li faceva giocare insieme. E qui, al netto dell’errore di valutazione medica sul menisco, è saltato il banco.
Ora si riparte. Paulo riposerà, tornerà tirato a lucido dopo le vacanze e aver guardato in modo malinconico i mondiali americani. La Selección sembra ormai un capitolo chiuso. La Roma, no. Resta – anche grazie al lavoro ai fianchi portato avanti in queste settimane da Gasperini – un libro che avrà quantomeno un altro capitolo da scrivere. Sembrava finita dopo Budapest. Poi è sembrato arrivare il tempo dei saluti ai tempi di De Rossi, con l’offerta araba. Per non parlare di un paio di settimane fa, dopo Parma, quando le sue parole somigliavano ad un commiato. E invece, Dybala è sempre qui. Una Joya per lui. Una gioia per tutti.