Un fascicolo con la scritta «cittadinanze false». Sul tavolo del procuratore federale della Figc Stefano Palazzi, da ieri, c’è un faldone dove nelle prossime settimane confluiranno gli atti dell’inchiesta penale in corso a Fermo sul caso dei facili cambi d’identità. La giustizia sportiva, dunque, si muove e lo fa in stretto contatto con gli inquirenti del piccolo centro marchigiano dove, da quasi un anno, è aperta un’indagine a 360 gradi per capire chi e quanti giocatori professionisti avrebbero conseguito anche la cittadinanza italiana oltre a quella argentina o brasiliana in modo irregolare.
Ottenere la falsa cittadinanza, a Fermo, era diventata quasi una barzelletta grazie alla compiacenza di un funzionario dell’anagrafe, ora rimosso, che entrava nel computer e falsificava le carte d’identità. Questa pratica, facile e sicura dietro la promessa di una promozione al dipendente comunale, parte da molto lontano perchè, fanno sapere gli inquirenti al lavoro in questi mesi, altre due indagini sono confluite nella loro: i sospetti su un giro di documenti falsi per ottenere la cittadinanza italiana si spingono, infatti, fino ai tempi in cui ancora giocava l’ex difensore napoletano e milanista Robert Ayala.
Il pm del pallone Stefano Palazzi si è messo al lavoro anche su questo nuovo corto circuito del calcio italiano e non è escluso che dopo aver fatto visita ancora una volta al pubblico ministero Roberto Di Martino a Cremona per uno scambio di riflessioni sul calcioscommesse (incontro in agenda per venerdì prossimo), possa mettersi in viaggio per Fermo.
La Stampa – G. Buccheri