Non è bastato cambiare la doppia zeta (Zdenek Zeman) con la doppia a (Aurelio Andreazzoli). La stagione della Roma resta una via crucis, di cui Genova, sponda Samp, è solo una tappa. Decima sconfitta in campionato; nono posto in classifica; 2 punti conquistati nel 2013 in 6 partite; il grave infortunio al ginocchio di Castan; la tragicommedia del rigore che Osvaldo scippa a Totti e sbaglia con un tiro da principiante; il parapiglia nel finale con Burdisso che insulta Delio Rossi e l’allenatore della Samp, recidivo, che alza il dito medio e viene espulso; la rissa sfiorata all’aeroporto quando dirigenti della Roma e membri dello staff tecnico devono separare Osvaldo e un paio di tifosi che lo insultavano.
Totti («Ci sono rimasto male,ma poi ci siamo chiariti ») poteva e doveva farsi sentire: non l’ha fatto per l’amicizia che lo lega a Osvaldo. In ogni caso, è un harakiri. Andreazzoli («Lo sanno tutti, da vent’anni, che i rigori li tira Totti») si trova a gestire una situazione impossibile per un debuttante di 60 anni. L’hanno messo lì per portare buon senso, ma questa Roma il buon senso lo detesta. Sansone raddoppia subito su punizione, con la complicità di Stekelenburg. Lamela segna un gol che Celi & Co. questa volta gli lasciano, ma in 2 minuti Icardi, di testa, fissa il 3-1. Fine del calcio. Il resto è guapperia. Sabato prossimo, all’Olimpico, arriva la Juventus, che nella gara di andata (4-1) squarciò la Roma in campo e fuori, dopo le dichiarazioni di De Rossi che mandarono Zeman su tutte le furie. La Roma è una bomba pronta a esplodere, come dimostra il caso-Osvaldo («Adesso so che avrò tutti quanti contro »).
Ha ragione De Rossi a dire: «Non dobbiamo abbandonarlo », ma il centravanti deve essere il primo ad aiutarsi da solo. E il suo mancato rispetto delle gerarchie è stato doppiamente devastante: perché ha dato ragione a Zeman, che parlava di mancanza di disciplina nella squadra, e perché con l’egoismo non si va da nessuna parte. Tanto meno in quello che dovrebbe essere un gioco di squadra
Corriere della Sera – Luca Valdiserri