C’è una data spartiacque nella stagione di Miralem Pjanic, il 28 febbraio 2012, un martedì. E c’è anche un luogo, la piccola San Gallo, nella Svizzera che si specchia nel lago di Costanza: poco più di settantamila abitanti, una squadra di calcio che vivacchia da qualche anno tra A e B, ma uno stadio, la AFG Arena, che è un piccolo gioiello di architettura, tanto da aver ospitato, in quel martedì di febbraio, la partita amichevole Bosnia-Brasile.
Perché? Stava davvero così male? Dietro quel “clamorosamente”, in realtà, si nasconde un piccolo caso Pjanic, nato proprio quel 28 febbraio: gli 81′ giocati contro il Brasile hanno raffreddato i rapporti con la Roma. Perché da quell’amichevole giocata Pjanic è tornato affaticato e gli allenamenti fatti come Luis comanda sono stati così pochi da innervosire l’asturiano e i dirigenti, convinti che la soglia di sopportazione del dolore e della fatica del ragazzo sia diventata improvvisamente troppo bassa. E lui, dal canto suo, si considera inattaccabile e anzi nell’ultimo mese e mezzo si sarebbe aspettato di giocare sempre, perciò è indispettito.
Come se ne esce? Facile: con una grande prestazione a Torino contro la Juve, una di quelle offerte nella prima metà della stagione, che hanno fatto gridare al piccolo fenomeno. Facile, ma Pjanic giocherà domenica sera? Con De Rossi che balla tra difesa e centrocampo, Gago che farà il piantone in mediana e Marquinho in grande ascesa, non è così scontato. Lui, certamente, è ansioso di dimostrare che è tornato nel pieno delle sue facoltà. Luis è sicuro che questa Roma a caccia dell’Europa possa farne a meno?
La Gazzetta dello Sport – Alessandro Catapano