La mafia lo scorso anno ha bussato al campanello della serie A. Uomini del clan barese dei Parisi hanno aspettato i calciatori sotto casa, hanno frequentato gli spogliatoi, esercitato pressioni e minacce, distribuito mazzette e incassato denaro per combinare i risultati di una serie di partite: almeno quattro, ha ammesso ieri l’ex difensore biancorosso, oggi all’Atalanta, Andrea Masiello. Il verbale del giocatore è stato secretato visto “che riguarda persone diverse dal dichiarante” scrivono nel decreto il procuratore Anonio Laudati e il pm Ciro Angelillis (lo stesso che si è occupato del caso Tarantini). Ma una cosa appare già chiara: “Gervasoni era un ex giocatore del Bari. Bellavista anche. Micolucci, pure. Con i biancorossi ha giocato Carobbio. La storia del calcioscommesse negli ultimi anni in Italia pone le sue fondamenta a Bari. E a Bari speriamo di farla crollare” dice un investigatore.
Masiello, quindi. Il ragazzo ha parlato. Non a caso la sua audizione è stata trattata come quella di un vero pentito di mafia. Lui stesso e i suoi legali hanno saputo solo mezzora prima dove e a che ora ci sarebbe stato l’interrogatorio. Martedì hanno dormito a Lecce dopo essere arrivati con un volo a Brindisi per scansare gli occhi dei tifosi. Hanno pranzato in Salento, poi al telefono gli è stato detto di avvicinarsi al capoluogo. All’uscita dello svincolo per Carbonara, sulla tangenziale di Bari, li aspettava un auto dei carabinieri. Li hanno scortati fino in caserma.
Masiello nei prossimi giorni vedrà il procuratore federale Stefano Palazzi, per raccontare le “sensazioni” sui compagni in merito ad altre partite. Postilla: Masiello conferma completamente le dichiarazioni dell’altro pentito del calcioscommesse, Gervasoni. Ecco perché questo è soltanto l’inizio.
La Repubblica – Marco Mensurati e Giuliano Foschini