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La Roma, Donnygol e l’infinito

La Roma, Donnygol e l’infinito

Il gol al 101′ di Malen alimenta le speranze Champions della Roma. Parma potrebbe essere stato il crocevia della stagione, forse anche del futuro.

Corriere dello Sport (J.Aliprandi) – Il Tardini si è trasformato in Hollywood, la Roma ha riscritto il suo destino al minuto 104 e ha tenuto viva una corsa Champions che fino all’87’ sembrava ormai sepolta sotto i colpi del Parma. È stata una serata da film con mille colpi di scena, quelle che fanno tremare le gambe e perdere la voce.

Una gara da raccontare partendo dalla fine, dal boato romanista che ha squarciato il Tardini dopo il rigore del 3-2 segnato da Malen, dal triplice fischio di Chiffi che ha liberato l’urlo di una squadra passata nel giro di pochi minuti dall’incubo alla gloria. Perché questa non è stata una semplice vittoria. È stata una dichiarazione di vita. Un colpo di scena continuo, feroce, emotivo, sporco e clamoroso. Una partita che la Roma aveva in mano, poi buttato via, poi ripreso con rabbia e orgoglio nel recupero più folle della sua stagione. E forse anche degli ultimi anni.

Dopo il vantaggio firmato da Malen – sempre lui, inevitabilmente lui – su assist illuminante di Dybala, la Roma aveva dato l’impressione di poter controllare il match con qualità e personalità. Nel primo tempo i giallorossi avevano giocato da grande squadra: ritmo, idee, aggressività, palleggio. Ma il Parma non aveva alcuna intenzione di fare da comparsa. La squadra di Cuesta, già salva ma ancora affamata, è uscita dagli spogliatoi con una ferocia impressionante la stessa delle altre sfide contro le big (NapoliComoAtalanta Milan).

Ha corso il doppio, ha aggredito ogni pallone, ha messo alle corde una Roma improvvisamente svuotata. Strefezza Keita hanno ribaltato la partita con due colpi. In mezzo due gol annullati per fuorigioco, uno a Malen e l’altro a Pellegrino. Al novantesimo il sogno Champions della Roma sembrava spegnersi davvero. Perché il dato era quasi una condanna: i giallorossi, fino a ieri, non avevano mai segnato nei minuti di recupero.

E invece il calcio, quando decide di esagerare, sa diventare teatro puro. Anzi, cinema per i Friedkin. È allora che si accende l’Olanda romanista. Prima Rensch al 94’, con la freddezza di chi non sente il peso del momento riuscendo a battere un Suzuki clamoroso due volte su Malen. Poi il caos totale. Proteste, urla, panchine in campo, nervi saltati. Al 101’ Rensch viene travolto in area da Britschgi. Chiffi lascia correre, ma Mazzoleni lo richiama all’On-Field Review.

Lo stadio trattiene il respiro. Da una parte gli oltre ottocento romanisti sparsi sugli spalti. Dall’altra diciassettemila fischi assordanti. Gasperini guarda il maxischermo abbracciato ai collaboratori. Mancini si gira verso la porta di Svilar incapace di guardare. Wesley è in ginocchio a pregare. Poi il silenzio. E subito dopo l’esplosione. Il gol che (dopo il ko del Milan in casa con l’Atalanta, maturato in serata) consente alla Roma di agganciare i rossoneri al quarto posto e tenere accesissimo il sogno Champions.

E dentro questa notte c’è soprattutto la firma gigantesca di Malen. Tredici gol in sedici partite di campionato, record assoluto in Serie A per un giocatore arrivato nella finestra di mercato invernale. È lui il simbolo della nuova Roma. Il ritorno di Dybala dal primo minuto dopo 105 giorni è stato un altro segnale fortissimo per un tandem con Malen che fa la differenza. E poi c’è Gasp.

La vittoria rafforza per lui un concetto sempre più evidente: questa Roma non ha bisogno di essere rivoluzionata ma puntellata con qualità e continuità. Tre vittorie consecutive, due successi di fila in trasferta e una squadra che, senza gli infortuni degli ultimi mesi, probabilmente avrebbe avuto un’altra classifica. Adesso invece c’è ancora spazio per sognare, puntando il derby del dentro o fuori. Una settimana per credere che il Tardini possa essere stato il crocevia della stagione. Forse persino della nuova era romanista.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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