Corriere dello Sport (I. Zazzaroni) – Carlos Alberto ha sparato un po’ di cazzate su Mourinho e il Brasile. L’avrà fatto per affetto e stima, spero. Di vero c’è che la CBF l’ha cercato, e lo è altrettanto che Ronaldo il Fenomeno ha provato a convincerlo. Ma José non ha nemmeno accettato di sedersi al tavolo perché, come disse anni fa, “solo uno straniero pazzo allenerebbe il Brasile”. Al contrario, un pensiero al Portogallo l’aveva fatto eccome, a fine dicembre. Mai, però, avrebbe lasciato la Roma a metà: suggestivo il doppio incarico.
L’estate scorsa, sempre nel rispetto (assoluto) del ruolo di Tiago Pinto, lo Special è intervenuto per invitare Dybala, Wijnaldum, Matic e Belotti a raggiungerlo e provare ad alzare il livello tecnico e di esperienza della squadra: molta resa con poca spesa, una condanna. L’olandese si è però rotto subito e non si sa se sarà impiegabile a febbraio e Belotti è entrato in un’inimmaginabile crisi di fiducia (José si sarebbe dato fuoco pur di non perdere a zero Mkhitaryan). Mou, il centro di tutto, non si è mai lamentato: giusto qualche battutina. Ha invece lavorato per la società, orientandosi sui “bambini”.Non potendolo attaccare su punti e posizione, certa critica e qualche tifoso gli rimproverano “un gioco di merda”. Tutto è spiegabile, se si evitano superficialità e umoralità e non si coltivano pregiudizi: la Roma ha tre difensori forti di testa, ma con piedi non proprio eccezionali, non a caso perdono palloni in costruzione, in uscita, e sono assai imprecisi nei lanci. La mediana è, per caratteristiche, difensiva e lenta (Cristante, Matic, Tahirovic): l’arretramento di Pellegrini riduce l’incidenza del capitano e aggiunge poco alla manovra; Spinazzola è spesso out e Celik ha dei limiti tecnici evidenti. Corre, però. Ha cuore.
Il lancio lungo a scavalcare il centrocampo viene valorizzato di rado dalle spizzate di Abraham (Dzeko è un’altra cosa) e Zaniolo tenta quasi esclusivamente la giocata personale. Dybala, il migliore per distacco, la risolve come può: guadagna un rigore, una punizione, segna e assiste i compagni, ma è costretto a un numero imprecisato di rientri che finiscono per ridurne lucidità e tenuta.