La Gazzetta dello Sport (A.Pugliese) – Due stagioni fa, a Bergamo, giocò una delle sue peggiori gare da quando è in Italia, fallendo due gol clamorosi (uno sul 2-2 con la porta spalancata davanti, l’altro su assist di Totti ad un soffio dalla fine). La scorsa stagione andò meglio, nel senso che Edin Dzeko fu decisivo per il gol di Perotti su rigore (suo l’assist a Salah, con tiro parato di mano da Toloi), gol che però non bastò alla Roma per uscire indenne dall’Azzurri d’Italia, con i giallorossi sconfitti nel finale per 2-1. Oggi Dzeko inizia la sua terza stagione giallorossa proprio da qui, da quel campo che finora gli ha regalato più amarezze che gioie. E lo fa da capocannoniere in carica (della Serie A, ma anche dell’ultima Europa League, proprio la competizione dove si ritroverà a giocare a breve l’Atalanta), titolo che intende difendere in ogni modo. Con le buone e con le cattive, anche se poi cattivo (agonisticamente parlando) Dzeko non lo è mai stato. Ed è quello che gli ha sempre rimproverato Spalletti. Di Francesco no, almeno finora. E Dzeko non vuole neanche che succeda.
RESPONSABILITA’ – Nella sostanza Dzeko ha ragione, in realtà però Roma il tempo lo consuma avidamente. Nel senso che i giallorossi si trovano già oggi quasi obbligati a fare risultato pieno a Bergamo, onde evitare un carico di tensioni e polemiche tipiche della Capitale. Dzeko lo sa, come sa bene che intorno a Di Francesco e il suo progetto non c’è una fiducia incondizionata. Ecco perché vuole partire forte, per aiutare anche la squadra (e il tecnico) a mettere subito da parte i dubbi. Ad iniziare da quella prestazione di Vigo, assolutamente negativa. Per farlo, Dzeko vuole bagnare questo nuovo esordio con un gol. E, se possibile, anche due.