Pagine Romaniste (F. Belli) – La terra gira e non cade. La trottola gira e non cade. Quello che gira non cade mai. Non è caduto mai Giancarlo De Sisti, in arte “Picchio”, trottola in romanesco. Trottola perché era ovunque in campo, girava e girava e non lo fermava nessuno. Nato nel bel mezzo della seconda guerra mondiale nel quartiere del Quadraro, cresce nella Primavera della Roma e diventa titolare giovanissimo sotto la guida del mago Herrera, che almeno qualche coniglietto dal cilindro per i tifosi romanisti l’ha tirato fuori. Era un centrocampista dotato di grande classe ma molto concreto, che optava per uno stile di gioco semplice, fatto di passaggi corti piuttosto che inutili lanci lunghi. Del resto anche Cruijff diceva: “Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia“. Si diceva, probabilmente esagerando, che sbagliasse la modica quantità di un passaggio a campionato. La sua ascesa come campione e idolo dei tifosi giallorossi però viene bruscamente fermata da una cessione forzata alla Fiorentina, che salva le casse della società da un probabile fallimento e apre le porte alla stagione della “Rometta”. Dedica quindi i suoi anni migliori ai viola, vincendo anche uno scudetto nel 1969. L’anno dopo il Picchio raggiunge anche l’apice in Nazionale, giocando da titolare la partita del secolo contro la Germania Ovest ed arrendendosi solo al Brasile di Pelè, contro quella che ancora molti oggi ritengono la formazione più forte di sempre. Resta comunque la soddisfazione di aver vinto l’unico Europeo conquistato dall‘Italia due anni prima, nel 1968.
