Si fa. Stavolta, si fa. Lo stadio della Roma non è mai stato così vicino a vedere la prima pietra. Se ne parla da decenni, chiacchiere e parole, presentazioni e modellini, promesse e bugie. Ora, invece, la Roma americana ha puntato forte, se non tutto, sulla costruzione della casa dei romanisti perché è qui che sta il business. Stavolta, si fa. Perché mai come in questo momento ci sono tutti i presupposti perché si arrivi a dama. C’è la ferma volontà dei proprietari. C’è la totale collaborazione della politica. C’è una legge sugli stadi appena approvata dalla Camera e che potrebbe avere il sì definitivo dal Senato nello spazio di poche settimane. (…)
TEMPI – L’obiettivo è cominciare la stagione 2015-16 nel nuovo stadio. In pratica tre anni. Possono sembrare pochi, ma se tutto andrà come si auspicano a Trigoria, è un obiettivo fattibile, al massimo ci potrà essere un ritardo di un anno. Gli step sono questi: 1) scelta dell’area nel gennaio del 2013; 2) inizio dei lavori dodici mesi dopo come, peraltro, previsto dalla legge sugli stadi che, appunto, prevede in un anno il tempo necessario per concedere tutte le autorizzazioni; 3) fine dei lavori nel giugno del 2015.
RISORSE – A costo zero. E’ questo il progetto della società giallorossa che ha già affidato all’architetto Dan Meis dello studio Populous di Los Angeles il compito di progettare lo stadio. Il costo per ora non è quantificabile ma dovrebbe essere tra i 200 e i 300 milioni. Che la Roma intende incassare senza neppure bussare al Credito Sportivo per un mutuo. Come? Un cinquanta per cento della spesa, la società punta ad incassarlo attraverso il Naming right, lo sponsor dello stadio. La Juve, per esempio, per il suo stadio ha incassato con largo anticipo 75 milioni di euro dando il mandato a una grande agenzia pubblicitaria. La società giallorossa, oltretutto, sta pensando di fare tutto da sola e, in questo senso, sta già lavorando Christoph Winterling, il direttore commerciale della società. In più ci sono un’altra serie di risorse che vanno dalla vendita preventiva di non meno di cento palchi, della pubblicità all’interno e all’esterno dell’impianto e, anche, per chi lo vorrà, degli abbonamenti che potrebbero essere venduti con largo anticipo e per più anni. (…)
MODELLO – E’ lo stadio dei Dallas Cowboys di football americano, un autentico gioiello. E’ chiaro che non potrà essere uguale visto che i due sport sono un po’ differenti, ma l’intento è quello di costruire uno stadio moderno e funzionale, per una capienza intorno ai sessantamila posti con l’obiettivo di venderne i due-terzi in abbonamento. Obiettivo che, se conosciamo un po’ i tifosi giallorossi, è già raggiunto. (…)
Corriere dello Sport – Piero Torri