
Il Messaggero (M.Ferretti) – Ci sono momenti, non rinviabili, in cui c’è bisogno che qualcuno prenda di petto la faccenda. E che sistemi le cose. Con personalità, senza indugi. Nella vita, certo, ma soprattutto nello sport. Ci sono occasioni, non prorogabili, in cui è fondamentale dare l’esempio, risolvendo in un amen il problema. Non conta, in questi casi, essere il leader o il capitano del gruppo: conta fare, non essere. Anche se, si sa, i gradi non vanno mai a casaccio sul braccio di questo o di quello. Nella Roma essere capitano è un onore. Anzi, una missione da onorare. E una tradizione che si tramanda di generazioni in generazioni, alimentata da due principi fondamentali: l’essere romano e romanista. Sì, è vero: nella storia del club ci sono stati eccellenti capitani non romani, e forse neppure romanisti, ma se uno s’immagina un giocatore con la fascia al braccio e la Lupa sul petto, il pensiero corre immediatamente a Di Bartolomei, a Giannini, a Totti, a De Rossi. Due che, dal pomeriggio di una calda domenica d’aprile, hanno appurato dal vivo che quella fascia sul braccio di Alessandro Florenzi ci sta proprio bene.
ILENIA CON IL PANCIONE – Puntuali, dopo il gol della tranquillità, l’abbraccio volante all’amico Daniele («Glielo avevo promesso»), ultrà in panchina, e il cuoricino spedito alla sua Ilenia, in tribuna con il pancione e la bimba in arrivo. «Il derby non mi è piaciuto. Penso a che cosa sarebbe stata una vittoria con uno stadio pieno, anche nell’altra metà degli spalti. Parlo anche per i tifosi della Lazio, non è giusto che si sia giocato così. Pensate al mio gol sotto la Sud piena… La fascia mi ha dato tanta spinta e coraggio a non mollare anche quando nel finale ero stanco. Il mio primo gol nel derby ha un fascino particolare perché abbiamo vinto e soprattutto perché volevamo regalare ai tifosi, quelli che stavano dentro ma soprattutto a quelli che stavano fuori, questa gioia. Io erede di Totti? Sarà Francesco a decidere il suo destino. E c’è anche Daniele, non ce lo scordiamo: sarebbe stato capitano se fosse stato in campo. Spero non ci si scordi del passato. Non avevo mai fatto grandi prestazioni nei derby perché li sento particolarmente e non gestivo bene la tensione. Sono riuscito a lavorarci, ora va bene. Il secondo posto? Difendiamo il terzo e attacchiamo il secondo, questo dobbiamo fare fino alla fine ma non sarà facile perché il Napoli è una grande squadra», il suo virgolettato con un sorriso grande così.