Anche in una stagione da dimenticare, è l’unico a salvarsi. E’ il destino di Francesco Totti, autore sabato di una doppietta che lo ha portato a quota 8 in campionato e a 215 in carriera in serie A, a -1 da Josè Altafini. La gara con il Catania racchiude un po’ la fotografia della sua stagione. Inizio in salita, come quello di due giorni fa con il rigore parato da Carrizo, ma finale in scioltezza a dimostrazione che non sarà più un ragazzino ma la Roma dipende ancora dalle sue intuizioni e dalle sue giocate.
Ma le difficoltà stagionali non si sono fermate all’allenatore e sono nate quasi sempre da incomprensioni. Dal “pigro” di Baldini, che ha fatto fatica a digerire (“Leggendo l’intervista c’ero rimasto male, ma ognuno è libero di esprimersi come preferisce”), si è passati alle frecciate al ds Sabatini (“Si è detto che creavo problemi, che ero il male della Roma, che cercavo di remare contro la società, che non dovevo pensare ai miei interessi ma a quelli della squadra”). Un’iniziale mancanza di feeling che sino ad ottobre non gli ha permesso di sentirsi a suo agio in quella che considera oramai una seconda casa: Trigoria. Ci si sono messi poi gli infortuni, il digiuno di 252 giorni senza gol, la contestazione subita davanti ai figli dopo il rigore sbagliato contro la Juventus (che in un momento di rabbia gli ha fatto paventare anche l’idea “di cambiare aria e andare via dalla Roma”) a rendergli l’annata in salita. Difficoltà che Totti ha superato facendo quello che da sempre gli riesce meglio: giocare al calcio.
Il Messaggero – Stefano Carina