
L’ipotesi allo studio sarebbe allora quella di confezionare un atto che modifichi la precedente delibera sulla pubblica utilità, varata dall’amministrazione Marino. Chiaro l’obbiettivo: mantenere in vita l’attuale conferenza dei servizi, per accorciare i tempi. Perciò i proponenti chiederanno, entro la scadenza del 3 marzo, un mese di proroga, così da consentire il passaggio della nuova delibera in assemblea capitolina. Al netto però delle perplessità subito espresse dalla Regione Lazio: se una sola delle infrastrutture programmate dovesse saltare, l’iter potrebbe ricominciare tutto daccapo. Pure per questo, per verificare le procedure ed evitare sorprese, sono previsti incontri fra l’avvocatura capitolina e quella regionale. Anche se l’architetto Alberto Sasso, uno dei delegati da Grillo al tavolo delle trattative, rassicura: «Progetti di questa complessità non si chiudono con una stretta di mano. Dopo la delibera ci sarà una convenzione in cui saranno definiti tutti i dettagli. Nessuno vuole eliminare niente di strutturale. Se sono state eliminate delle opere è perché ci sono delle alternative perfettamente collaudate, mi riferisco ad esempio al ponte sul Tevere». Ma le opposizioni in Campidoglio rumoreggiano. Il Pd, che ha sempre difeso il progetto a spada tratta, minaccia ritorsioni se verrà modificato il piano infrastrutturale. E FdI annuncia la richiesta di un consiglio straordinario sullo stadio perché «finora le riunioni del M5S si sono tenute tutte nelle segrete stanze ed è tempo che la discussione divenga pubblica». Ma il M5S va dritto per la sua strada: «Il nostro è un progetto eco-sostenibile e all’avanguardia», tuona il capogruppo Paolo Ferrara. «Marino preferiva tre grattacieli e centinaia di migliaia di metri cubi di cemento al posto del parco. Noi siamo diversi: scegliamo il verde e la modernità».