
Il Corriere dello Sport (R.Maida) – La rincorsa ideale di Edin Dzeko è un curriculum vitae. Dopo due stagioni così così, qualcuno era arrivato legittimamente a dubitare della sua capacità di segnare, perché niente dura per sempre e tantomeno la resistenza agonistica degli atleti professionisti. Ma gli ultimi quattro mesi, elettrizzanti e coinvolgenti, hanno riportato le medie a posto: tra campionato, coppe e nazionale bosniaca Dzeko ha segnato 260 gol in carriera. E’ un arricchimento di esperienza (e potenziale) da trasferire allo Juventus Stadium, in vista della partita più importante dell’anno: è con giocatori di questo livello, con centravanti che conoscono il loro mestiere, che la Roma può pensare di alzare il livello delle proprie ambizioni.
IL CONFRONTO – Sapete quanti ne ha fatti Gonzalo Higuain, il terrore di ogni difesa, lo spauracchio di sabato prossimo, in tutta la carriera? “Soltanto” 270. Dieci in più, all inclusive, cifra tonda e gratificante. Tre anni fa, quando il Napoli lo acquistò dal Real Madrid per sostituire Cavani, Higuain aveva una quotazione internazionale simile rispetto a quella di Dzeko: evidentemente un motivo c’era e sta scritto nei numeri. Invece nell’estate 2016 la Juventus ha acquistato Higuain pagando la clausola rescissoria da 90 milioni mentre Dzeko è rimasto alla Roma quasi per mancanza di alternative. Se adesso tutti e due tornassero sul mercato, con una dote di 530 gol complessivi, la forbice percettiva e quindi economica sarebbe molto meno ampia. Costerebbe di più Higuain, chiaro, anche perché è più giovane di quasi due anni. Ma il paragone improvvisamente ha recuperato credibilità. Juventus- Roma, anche per i due numeri 9, è una specie di resa dei conti. Tecnici e finanziari.
CRESCITA – Intanto Dzeko ha conquistato la fiducia di Spalletti e, a cascata, di qualunque tifoso. «Lo scorso anno erano giusti i fischi – ha ammesso – perché non giocavo bene. Ora sono felice di sentire gli applausi e voglio continuare su questa strada». Che non è solo lastricata di gol, di assist (tre) o di rigori provocati (due). Ma anche di un contributo costante alla manovra offensiva: tra spallate ai difensori, spizzate per i compagni e organizzazione del palleggio, Dzeko è ormai diventato il fulcro del gioco della Roma. «Rispetto all’anno scorso siamo cambiati essenzialmente perché giochiamo con Edin davanti – ricorda Spalletti – e a me la squadra piace di più così perché con un impatto fisico maggiore abbiamo maggiori possibilità di vincere le partite». A Torino, contro Re Gonzalo, Dzeko si è meritato un’occasione che fino a pochi mesi fa appariva impensabile: giocare il duello sullo stesso piano, nel privé dei bomber, senza vivere il complesso di inferiorità.