Andò a prendere di petto e di testa, con i suoi 186 centimetri, il centravanti Morata che era entrato per far male. Pagò quel gesto di reazione con il rosso, che gli costò il primo stop in Italia. Tipo tosto, insomma. Lo sa bene l’ex romanista Traianos che, addirittura più grosso, gli ha insegnato, oltre ai segreti del ruolo, come farsi rispettare dagli avversari. Vide bene, quindi, suo zio Stelios, il miglior difensore greco di sempre che lo selezionò per l’Aek e ne ebbe la conferma il 19 maggio 2010: nel derby contro l’Olympiacos (playoff), si spaccò subito la faccia in un duello con Mitroglu, ma restò in campo per segnare la prima rete da professionista. Fu operato e per ricostruirgli lo zigomo il chirurgo usò placche metalliche.
PUNTO FERMO – L’espulsione del 5 ottobre lo ha costretto a saltare, per squalifica, le prime 2 partite con la nuova maglia (Chievo e Sampdoria), delle 3 (Genoa, per infortunio) perse fino a questo punto della stagione. Si è presentato con personalità di fronte ai rivali, ma soprattutto con maturità davanti ai compagni. Eppure spesso è stato il più giovane in campo. Sono già 20 le presenze su 23 gare, compreso l’enplein, 6 su 6, in Champions. In difesa, sempre dal primo minuto, è stato il più utilizzato. Anche più di De Sanctis. Accanto a lui, si sono alternati, compreso Castan per un tempo (Empoli), tutti gli altri centrali. Piede destro, solo una volta (Bayern, a Monaco) è partito sul centro sinistra, lasciando la sua posizione a Yanga Mbiwa, per il tandem che probabilmente per Garcia è il più affidabile. Ma a Udine, con Astori, la coppia ha funzionato. A far centro è stato il suo partner. Manolas aveva provato a riaprire il match con il City il 10 dicembre all’Olimpico. Palo. Nel suo destino chissà se c’è proprio il derby. Ricordandosi di Atene.
Il Messaggero – U. Trani
