
Il Corriere dello Sport (R. Maida) – La spinta più forte viene dalle cicatrici. Kevin Strootman e Leandro Castan le portano sul corpo, in differenti punti del corpo, e quelle stanno lì a ricordar loro quanto sia stata dura ripartire. E’ un ciclo quasi biologico: la ferita, la sutura, la convalescenza, la rinascita. Per Strootman e Castan è stato peggio che per gli altri. A tanti capitano degli infortuni. Anche gravi. Ma l’accanimento che ha frenato questi due ragazzi, colpiti e impossibilitati a rialzarsi, ha pochi eguali nel mondo dello sport. Eppure il futuro, anche grazie all’esperienza di un dolore insensato, si annuncia pieno di bellezza.
IL BRASILIANO – Diversa è la posizione di Castan: il suo avvenire è tutto da scrivere e probabilmente non sarà alla Roma. I vecchi amici del Corinthians lo accoglierebbero volentieri come cavallo di ritorno. Ma l’orgoglio di un giovane uomo che ha rischiato di morire per un’oscura malattia chiamata cavernoma è inesauribile. «Non lo so se resterò, io spero di sì – ha detto durante la tournée di fine stagione negli Emirati Arabi – ma la cosa importante è che questa partita amichevole rappresenterà un nuovo inizio di carriera. Ora sto bene, mi mancano soltanto i minuti di gioco». Sabatini gli ha parlato. Ma una decisione definitiva non è stata presa. Già Garcia avrebbe voluto mandarlo sei mesi in Brasile in prestito, per consentirgli di giocare con continuità, mentre adesso conterà il parere di Spalletti. Che schierò Castan titolare nella sua prima partita da allenatore della Roma, contro il Verona, ma poi non gli ha più concesso nemmeno uno scampolo di partita. Anche perché era stato proprio Castan, con uno struggente e insolito messaggio scritto sui social network, a chiamarsi fuori: pensava di essere pronto, dopo l’operazione alla testa e un anno di sofferta inattività, invece non riusciva a correre al passo dei compagni.
RITORNO – Era capitato anche a Strootman, tra un intervento e l’altro. L’emozione di rientrare, i primi contrasti, il senso di inadeguatezza. Tutto però adesso fa parte del passato. La sorte ha restituito il calcio a due campioni di sfortuna. E’ già molto.