Nel 1999 lo seppe dai giornalisti, e se ne fece gran cruccio con Franco Sensi. Ieri, pare che lo abbiano saputo prima cane, gatto e canarino. Ma, almeno in questa circostanza, la dirigenza della Roma non hacolpe: Zeman non si trovava. A casa non c’era e al telefono non rispondeva. Lo hanno cercato per mari e monti, tutta la mattina, ma del boemo non c’era traccia. Irreperibile. Possibile che a nessuno sia venuto in mente di rintracciarlo nel suo posto preferito, le 18 buche del Parco di Roma Sporting Club? Zeman non si era dato alla macchia, ma più banalmente al golf, passatempo che scoprì da disoccupato e in cui, da oggi, potrà migliorare il suo handicap (si chiama così) senza preoccuparsi di difendere il green (la zona in cui si va in buca) dalle palline degli avversari.
SENZA RAGIONE – E lui, il boemo, come si sente? Di sicuro, se lo sentiva. Venerdì sera aveva capito di non avere più la squadra dalla sua parte (ma l’ha mai avuta?) e per questo ai più intimi aveva confidato di sentirsi tradito. Difficilmente, considerato l’alto livello di autostima che lo guida, Zeman se ne farà una ragione. Ieri, solo un paio di frasi hanno oltrepassato la cortina di fumo intorno al boemo, ma significative: «Io avrei continuato. Mi dispiace per i tifosi della Roma, ma ho dato tutto». Nel ’99, si spiegò la scelta di Sensi di affidare la sua panchina a Capello con una esigenza politica: Don Fabio era meno sgradito al Palazzo. Ma stavolta? Lungi dal boemo trovare una spiegazione nei numeri negativi della sua Roma: 9 sconfitte in 23 partite, 42 reti subite, ottavo posto in classifica. Né la lettura del curriculum lo convincerà che il suo calcio, forse, è un tantinello superato: con quello di ieri fanno 9 esoneri, 1 retrocessione, tre promozioni (due in A), zero titoli. Zeman, in cuor suo, sa di aver vinto anche stavolta, lasciando la Roma al primo posto nella classifica dei gol fatti: 49, tre in più della Juventus. Capito? Perciò, da oggi si (ri)dia serenamente al golf. Tanti romanisti apprezzeranno molto di più.
Gazzetta dello Sport – Alessandro Catapano