Un Luis Enrique disteso ma comunque determinato, quello che si èpresentato questa mattina in conferenza stampa, alla vigiliadell’ultima partita dell’anno contro il Bologna. La vittoria controil Napoli è stata forse la giornata della svolta, quella del salto di qualità. “Abbiamoparlato dell’equilibrio delle due fasi, senza questo equilibrio èimpossibile competere. In queste due partite abbiamo visto una Roma completa, mi aspetto lo stesso: che pensiamo a cosa dobbiamo farenoi. Se diamo la stessa importanza alle due fasi, attacchiamo tuttiinsieme e – spiegail tecnico – difendiamotutti insieme, avremo molte possibilità di vincere. Ma, come sempre,c’è un avversario che fa la sua proposta e non è facile”.
I singoli –Una vittoria della collettività, quella maturata domenica seracontro il Napoli. Una vittoria arrivata però, anche grazie aprestazioni importante da parte di alcuni singoli, su tutti ErikLamela.”Conlui succede qualcosa di diverso e succedono cose gradevoli. Ha 19anni, tantissima fame, adesso Lamela può giocare come terzino,difensore centrale, perchè ha la fame e la voglia di farlo. Mipiacerebbe tantissimo vedere Lamela come interno, in futuro non loscarto che possa giocare più a centrocampo perchè ha qualità,salta l’uomo…”. Di livello anche la prestazione di FabioSimplicio,passato da non convocato per il ritiro di Brunico, a uomo decisivo inpiù di un’occasione. “Quandovedo un calciatore che, facendo il suo lavoro, può mettersi nellaformazione non ho alcun problema a modificare il mio pensiero. E’ un esempio per noi, è un calciatore che per me è una sorpresa, noncredevo fosse così forte. Sono contento per lui” .Per tanti che stanno facendo bene, rientrando nel progetto di LuisEnrique,c’è un giocatore che non trova spazio ormai da tempo: Marco Borriello.”E’nella rosa, sta facendo il suo lavoro. Ogni settimana vedo un grandemiglioramento, questa è una domanda per la società. Il mioobiettivo è ottenere il massimo rendimento dalla squadra e daigiocatori”.Marco Borriello è stato uno dei pochi a non aver mai goduto dellarotazione di uomini messa in atto da Luis Enrique. Prima criticata,ora improvvisamente appare come il maggior merito del tecnicospagnolo. “Una squadra è più forte con 20 giocatori che sannodi poter giocare. Quasi sempre giocano 5-6 giocatori che sono chiaviper la squadra. Ma se questi 5-6 non sono a livello giusto,giocheranno altri. Ci sono allenatori bravissimi che fanno sempre lestesse scelte, altri che facciamo dei cambi”.
La dedica– Non era mai accaduto di sentire FrancescoTottidedicare, a caldo, una vittoria ad un allenatore. Il tecnico spagnolosorride, ma non si sbilancia troppo. “L’allenatoredeve essere coinvolto dai giocatori e viceversa. Ho sempre detto lestesse cose a voi: ho un rapporto con tutti i giocatori, quandosuccede qualcosa ci parliamo nello spogliatoio ma chi deve portare lanave sono io. Così dobbiamo andare avanti. A me piacerebbe di piùfare la dedica ai tifosi, che sono quelli che portano l’amore e iltifo sempre fedele. Tutti insieme siamo più forti, senza dubbio”.
Paese Sera – Lorenzo Serafini