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Quando i rinnovi valgono un tesoro

Quando i rinnovi valgono un tesoro

I rinnovi rappresentano un vantaggio non solo tecnico e di spogliatoio, ma anche economico. La Roma vuole portarli a termine per poter massimizzare gli investimenti altrove.

Corriere dello Sport (G.Marota) – Sta per scendere in campo la Roma dei senatori, quella dei punti fermi che dopo aver raggiunto la Champions adesso intendono giocarla insieme. Il nuovo patto dello spogliatoio è nato il 25 maggio, al rientro da Verona, nel giorno della festa a Trigoria. La squadra si è stretta in un lungo abbraccio all’interno dello spogliatoio, in seguito al discorso motivazionale di Gasperini e prima del saluto ai dipendenti del club. «Restiamo tutti, portiamo la Roma in alto», il messaggio condiviso dai giocatori.

Dybala, Pellegrini, ManciniCristante e Celik, quelli con il rinnovo in divenire, si sono promessi ancora una lunga carriera in giallorosso: vogliono continuare a essere dei mentori per i giovani e a fare da scudo ai nuovi arrivati, quelli – pochi ma buoni – che dovranno alzare il livello di una rosa già competitiva e unita. La linea di GPG è stata tracciata: il target sono gli acquisti come Malen e Wesley. “Più qualità e meno quantità” è la bussola che orienterà il mercato.

«Negli ultimi due anni sono arrivati in 30 e giocano in pochi», fu il pensiero espresso dal tecnico che fece scattare Ranieri. Eppure, alla fine, la proprietà ha deciso di aderire a questa filosofia. Paulo, Lorenzo, Gianluca e Bryan conoscono l’ambiente e le sue insidie meglio di tanti altri. Sono i ragazzi che hanno saputo scrollarsi di dosso l’etichetta di “banda del sesto posto”, quelli che hanno messo la Roma davanti a tante esigenze personali. Il loro collante, oltre che il senso d’appartenenza, è un catalizzatore chiamato Gasp. L’allenatore ha chiesto espressamente a Ryan Friedkin la conferma dei quattro più quella del turco, un jolly in grado di giocare con la stessa efficacia sulla fascia e nei tre di difesa. «Sono l’anima di questo gruppo», ha confidato Gian Piero al vicepresidente in una delle tante riunioni.

Così la stessa proprietà che appena un mese e mezzo prima era decisa a smantellare il roster, per rimodellarlo secondo ipotetici e non certi standard di eccellenza, ha cambiato idea e lo ha fatto anche con un certo piacere. Perché per comprare cinque titolari di quel valore e garantire loro stipendi adeguati per tre o quattro anni forse non basterebbero 250 milioni. Mentre i rinnovi pluriennali dei cinque pilastri della squadra, considerando sia la cifra al loro sia la durata contrattuale, costerà alla società poco più di 70 milioni fino al 2029. Questi, euro più euro meno, i conti che a Trigoria hanno fatto da giorni. Anche se ancora il nuovo diesse non è operativo.

Il mistero D’Amico resterà ancora tale per qualche ora. Il tira e molla con l’Atalanta sta proseguendo: l’uscita del diesse sollevato dall’incarico ma non formalmente licenziato dalla società nerazzurra sembra davvero solo una questione di soldi. La Roma, in ballo su questa storia da due settimane, si troverà costretta a pagare per acquistare un dirigente. Solo che l’entrata in azione del diesse non è soltanto una questione formale. L’entourage di Mancini e Cristante – fanno parte della stessa scuderia – e quelli di Dybala e Pellegrini stanno tutti aspettando che D’Amico si insedi a Trigoria per poter accelerare, Celik nel frattempo comincerà il Mondiale da svincolato ma pure lui ha promesso a Gasp che resterà. La disponibilità dei calciatori è totale, Paulo taglierà il proprio ingaggio da 8 milioni netti a circa 2,8, Lorenzo accetterà una decurtazione del 50% (da 6 a 3) e soltanto Mancini, Cristante e Celik avranno un leggero ritocco, senza però superare la soglia massima dei 3,5 milioni netti, la nuova asticella di sostenibilità fissata dalla proprietà.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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