Per tanti motivi. Il primo è che vuole mettersi subito alle spalle il rigore sbagliato contro Cipro. «Mi assumo la responsabilità della sconfitta», ha detto subito dopo la partita con la Bosnia e chi lo conosce bene sa che non sono parole di circostanza. Per Miralem la nazionale è il simbolo di un futuro che, a molti suoi coetanei e connazionali, sembrava essere stato strappato dalla guerra 20 anni fa. Per questo l’errore dal dischetto gli pesa e l’unico modo per archiviarlo è tornare a giocare. Non solo: considerando che Totti dovrebbe partire in panchina, potrebbe toccare a lui calciare dagli 11 metri. Senza paura e senza pensieri.
TERZO CAPITANO
Senza paura, e magari senza pensare alla scaramanzia visto che, in caso di assenza di Totti e De Rossi, come già successo a Vienna il giorno di Ferragosto, Pjanic potrebbe ereditare la fascia di terzo capitano, lo scorso anno al braccio di chi, adesso, cerca fortuna (e polemiche) al Bayern. Non è solo una questione di anzianità, nonostante Pjanic sia l’unico superstite della prima campagna acquisti americana, ma anche di carisma e leadership in mezzo al campo. Il bosniaco è favorito, ma Garcia ancora non ha comunicato nulla alla squadra. In lizza ci sono anche De Sanctis e Castan, la cui personalità all’interno dello spogliatoio cresce di settimana in settimana. Unica controindicazione: se da un lato, anche in Europa, il bosniaco è quello più facilitato a dialogare con compagni, arbitri e avversari grazie alle 6 lingue parlate, dall’altro spesso si fa prendere dall’istinto con i direttori di gara. E i cartellini gialli fioccano: 24 in 3 stagioni, una media di 8 l’anno. A Lione si era fermato a 14 complessivi.
IL TRAGUARDO
Se oggi dovesse giocare, Pjanic festeggerebbe le 100 presenze da romanista: finora 93 in campionato e 6 in Coppa Italia. Con il Lione è arrivato a 120, ma con meno minuti giocati: 6.408 con i francesi, 7.288 (finora) con la maglia della Roma. Tredici i gol fatti, 23 gli assist, 4 gli allenatori. Da Luis Enrique a Garcia, passando per Zeman e Andreazzoli, dall’esordio dell’undici settembre 2011 ad oggi sono passati 36 mesi. È in questi 1.098 giorni che ha imparato ad essere un leader della Roma. Con o senza fascia al braccio.
