«La decisione di oggi – ha scritto Garcia in un comunicato in cui ha annunciato di voler ricorrere in appello – contiene molto materiale incompleto ed erronee rappresentazioni dei fatti e delle conclusioni a cui sono giunto nell’Investigazione». Un malloppo di 430 pagine, pieno, a quanto pare, di prove schiaccianti e testimonianze dirette ottenute garantendo l’anonimato. Promessa che Garcia a questo punto si è detto disposto persino a tradire pur di vedere pubblicate e convalidate le sue accuse. La Fifa invece si oppone, col motivo della privacy, convinta che siano sufficienti le 42 paginette di riassunto con cui ha accompagnato la decisione presa dal giudice tedesco Joachim Eckert.
Nella relazione originaria ci sarebbe di tutto. Dai computer dello staff russo distrutti subito dopo le elezioni (sono sparite numerose mail) agli «svariati pagamenti impropri» elargiti dal Qatar a favore di dirigenti di alto livello del calcio africano e in generale in giro per il mondo. Il Qatar ha finanziato il congresso del calcio africano in Angola nel 2010, per un milione e ottocentomila dollari, e un’altra enorme somma (non ancora quantificata) è stata pagata all’Argentina per giocare un’amichevole a Doha contro il Brasile, lo stesso anno. Comportamenti che però assicura Eckert – in nessun caso hanno infranto i regolamenti e che comunque non sono mai stati collegati con assoluta certezza alla competizione per aggiudicarsi l’organizzazione dei mondiali.
Ma nei guai sono finite anche le candidature sconfitte di Inghilterra e Australia. Gli inglesi in particolare sono stati accusati da Garcia di aver cercato di “lusingare” il presidente della Concaf Jack Warner con una cena da 35mila sterline, e per aver offerto un lavoro part time a una persona a lui vicina. Anche in questo caso, nessuna regola infranta, secondo la Fifa. Non secondo lo Sceriffo.
La Repubblica – M. Mensurati
