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La Roma non cambia, divisa tra titolari e riserve

La Roma non cambia, divisa tra titolari e riserve

Nella Roma di Gasperini c’è una divisione netta tra gli 11/12 titolari e le loro riserve. Il tecnico ha ruotato poco i suoi uomini, fidandosi spesso degli stessi.

Il Messaggero (S.Carina) – C’è solo una Roma. Che ai più nostalgici, al netto dell’acronimo As, riporta indietro a trentadue anni fa, con la storica scenografia della Curva Sud nel derby del 94′, vinto da Mazzone per 3-0 con le reti di Balbo, Cappioli e Fonseca. Stavolta però c’è poco da gioire. Perché nella nuova Roma targata Gasperini, spesso e volentieri l’allenatore si è affidato ad un undici di riferimento, attingendo al resto della rosa soltanto in caso di infortuni o squalifiche. Turnover è una parola che piace poco al tecnico di Grugliasco.

Più volte, sollecitato sulla questione in stagione, ha rimandato il discorso stanchezza al mittente: «A me non piace il turnover, chi sta bene gioca; Turnover? Perché dobbiamo riposare?; Non sono mai stato per un turnover ampio, per me più si gioca meglio è». E andando a vedere l’impiego che ha fatto della rosa in campionato, queste parole hanno avuto un seguito come poche altre: Svilar, Mancini, Cristante, Koné, Ndicka, Celik, Wesley, Soulé, Pellegrini, Malen dal suo arrivo, Dybala fino a quando c’è stato e Hermoso. Undici giocatori.

E gli altri? Sono riusciti a ritagliarsi uno spazio solo quando i titolari hanno avuto degli infortuni o sono stati fermati da una squalifica. Un modus operandi o un limite della rosa? Di certo c’è che El Aynaoui – il secondo investimento più oneroso in stagione – ha giocato titolare appena 5 partite; Pisilli fino al 6 gennaio era sceso in campo per appena 48 minuti; Ghilardi s’è ritagliato spazio soltanto quando Ndicka è partito per la Coppa d’Africa.

E qui il dibattito si accende tra chi ritiene che una maggiore rotazione avrebbe garantito ad alcuni titolarissimi di non arrivare con il fiato corto a questo punto della stagione e altri che pensano come lamancanza di alternative valide abbia costretto l’allenatore a puntare bene o male sugli stessi, ricordando soprattutto la varietà di alternative che aveva nell’Atalanta. A Roma il turnover c’è stato solo in Europa League nella fase a gironi ma già nelle due partite con il Bologna, si è puntato sempre sui soliti undici.

Inevitabile poi aprire un altro capitolo, quello degli infortuni muscolari. Sedici lesioni non è un numero che lascia indifferenti. Da Bailey a Mancini, si sono fermati due volte Dybala e Dovbyk, Pellegrini, Baldanzi, Gollini, Hermoso, Koné, Vaz, Dybala, ancora Koné e Wesley.

In alcuni casi inevitabile è la recidività di elementi che hanno avuto a che fare da sempre in carriera con problematiche muscolari, in altri non è azzardato pensare che una gestione diversa, magari ricorrendo a rotazioni più assidue, avrebbe potuto probabilmente far risparmiare qualche stop. Nel conteggio sono esclusi tra l’altro i problemi di pubalgia di Soulé e Hermoso, più altre problematiche.

Domani contro il Pisa, ancora una volta, Gasp non avrà a disposizione la spina dorsale della squadra: Mancini, Koné e Dybala con Wesley (ieri ancora a parte) che punta al massimo ad una convocazione. Dall’inizio della stagione è stata una costante: soltanto a Reggio Emilia, lo scorso 26 ottobre all’ottava giornata di campionato e al netto dell’indisponibilità prolungata di Angeliño, l’allenatore ha avuto l’intera rosa a disposizione. Chissà che la richiesta di confermare il nucleo storico più l’inserimento di 3/4 titolari non sia volto proprio a ruotare di più la squadra in futuro.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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