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La rivoluzione friedkiniana

La rivoluzione friedkiniana

Il piano di rivoluzione della Roma: servono almeno tre colpi per migliorare la squadra e rivoltare il nucleo centrale. Per il FFP sarà necessaria anche una cessione.

Corriere dello Sport (J.Aliprandi) – C’è una Roma che cambia asse, che ribalta il proprio sistema come se fosse un planisfero capovolto. Una Roma che prova a riscrivere le coordinate del suo universo calcistico partendo da un’idea tanto radicale quanto chiara: spostare il centro di gravità. Non più la squadra intesa come somma di individualità, ma l’allenatore come fulcro assoluto. Una rivoluzione, appunto. Friedkiniana.

Un cambio di paradigma che ricorda, per portata concettuale, una vera e propria rivoluzione copernicana: il tecnico al centro, il resto a orbitargli intorno. E in questo nuovo ordine il nome è già inciso, netto: Gasperini. Il “Gaspcentrismo” non è solo una suggestione, ma una linea guida destinata a orientare ogni scelta futura.

La sconfitta di Pasqua non è stata solo un passo falso, ma una certificazione. Un verdetto netto: questa Roma, così costruita, non è competitiva. E allora basta rattoppi, basta compromessi. La stagione, nelle idee dei Friedkin, era già stata etichettata come di transizione, con qualche lampo positivo ma senza perdere di vista la realtà. Per uscire dalla palude dei quinti e sesti posti serve uno strappo. Deciso. Profondo. Strutturale.

Il primo fronte è quello economico. A Trigoria si fanno i conti, si studia il margine, si pianifica il futuro. Il nodo resta il fair play finanziario, ma dopo il 30 giugno lo scenario potrebbe cambiare. La chiusura del settlement agreement passa inevitabilmente da una plusvalenza pesante: almeno una cessione importante, dolorosa ma necessaria, capace di accontentare l’Uefa e generare liquidità.

Poi verrà il mercato, quello vero. Quello che dovrà consegnare a Gasperini una squadra plasmata sulle sue idee. Subito tre mosse, chiare e mirate. La prima: un attaccante di sinistra di alto livello, quella pedina mai arrivata nelle ultime sessioni e diventata ormai una priorità assoluta. La seconda: un terzino sinistro naturale, per riportare Wesley a destra. La terza: un centrocampista offensivo, capace di cucire il gioco ma anche di incidere davanti con qualità, inserimenti, assist e gol.

Tre innesti, ma soprattutto tre segnali. Perché il mercato non sarà solo entrate, ma anche uscite. Tanti elementi, tra comprimari e senatori, sono destinati a lasciare. Cambierà il nucleo, cambierà la leadership, cambierà l’anima della squadra se la società riuscirà a farlo. La rivoluzione friedkiniana è in atto. E promette di cambiare tutto.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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