Corriere della Sera (C.Passerini) – I segni dell’inchiodata sono lì da vedere, due strisciate belle nere sull’asfalto della serie A che raccontano di una frenata troppo improvvisa e netta per essere casuale, tanto che la questione non è più il «se» ma il «perché» di quei segni di pneumatico. Ok, all’ultimo giro di pista fra le «big 5» solo Inter e Lazio hanno bruciato punti mentre le altre tre hanno fatto il pieno, ma il rallentamento dell’andatura dicembrina delle grandi è vistoso: se nelle prime 14 giornate il quintetto di testa Napoli-Juve-Inter-Roma-Lazio (in rigoroso ordine di classifica attuale) aveva capitalizzato la mostruosità del 90% dei punti disponibili contro le altre 15, negli ultimi tre turni è sceso al 67% per un -23% che, per restare nell’immaginario motoristico, è un po’ come passare da una F1 a una F3. Decisamente tutta un’altra velocità. E pensare che poteva andare anche peggio se sabato scorso, contro il Cagliari, la Roma all’Olimpico non avesse acchiappato due punti in più al 94’ grazie a Fazio e alla Var: senza quelli la media sarebbe scesa ulteriormente.
Le ferie che arrivano più tardi, le cosiddette piccole che prendono le misure — l’esempio migliore è il Verona, 7 punti nelle ultime 4 gare, ma anche l’Udinese che con Oddo è un’altra cosa — ma a contribuire alla frenata collettiva c’è senz’altro anche la fase di stanca dei grandi attaccanti. Sebbene la media gol resti altissima, la migliore dell’Europa che conta con 2,81 centri a partita, là davanti i bomber sono un po’ tutti giù di corda se è vero come è vero che nelle ultime tre giornate i primi sei della classifica cannonieri hanno segnato solo quattro gol, due dei quali Mauro Icardi, l’unico che non sembra affatto stanco, anzi. Una rete Dzeko, una Higuain, zero Mertens, zero Dybala, zero Immobile: squalifiche, panchine, forma scadente, fatto sta che per una ragione o per l’altra da qualche settimana non sono più decisivi come prima. Alessandro Altobelli ha una teoria: «Si stanno gestendo, forse anche inconsciamente. Ricordatevi che a giugno, anche se noi non ci saremo, c’è una cosa che si chiama Mondiale…»