Squalifica finita, è ora di rientrare. Zeman permettendo. Quella che a Trigoria inizierà soltanto oggi, con la ripresa degli allenamenti, sarà a tutti gli effetti la settimana di Daniele De Rossi. Ventitrè giorni fa, l’11 novembre, il “capitan futuro” abbandonava un derby che la Roma aveva già iniziato a perdere, stendendo con un pugno in faccia Mauri e le speranze di rimonta della sua squadra, prima ancora che l’arbitro fischiasse la fine del primo tempo. Multa (salatissima) con pesante rimbrotto dei dirigenti e soprattutto tre giornate di squalifica, non appellate – è la prassi a Trigoria – dalla società. L’ultima crepa in un rapporto, quello con Zeman, mai decollato. Sabato, contro la Fiorentina all’Olimpico, potrà rientrare. Ma i numeri lasciano aperto il dubbio: affidarsi o no a De Rossi?
RAPPORTI LOGORI, COINVOLGIMENTO MANCANTE: PSG VIA DI FUGA? – Una tendenza confermata anche dalle ultime tre gare, quelle giocate senza di lui a causa della squalifica, e in cui la Roma ha ritrovato continuità di risultati – 3 vittorie di fila, prima volta stagionale – un’inaspettata solidità difensiva con una sola rete incassa, per giunta su palla inattiva, e soprattutto slancio in classifica: il terzo posto dista oggi 5 lunghezze, dopo il derby era invece lontano 9 lunghezze, le stesse che dividono, oggi, la Roma dal primo posto della Juventus. In queste settimane De Rossi ha continuato ad allenarsi: l’impegno settimanale non è mai mancato, al contrario del coinvolgimento emotivo. I più maligni hanno notato, a differenza del passato, la sua assenza sugli spalti nelle gare della squadra. Mentre Totti e compagni vincevano a Pescara, ad esempio, lui era a Londra, dividendosi tra un caffè con Roberto Mancini e il concerto dei Rolling Stones. Il motivo? Un rapporto ormai deteriorato con Zeman fin dai tempi di Roma-Atalanta (“Pensa a sé stesso”, aveva detto il tecnico) e che ha minato anche la sua identificazione all’interno di una squadra in cui sente di non avere un ruolo preciso. Né regista, l’allenatore gli preferisce Tachtsidis, né intermedio, posizione in cui De Rossi si piace poco. A un anno dal rinnovo da 6 milioni di euro annui trovare vie di fuga è tutt’altro che semplice. Una sarebbe disposto a offrirgliela il Psg di Ancelotti. Magari già a gennaio.