La Coppa Italia è un esempio di calcio virtuale. A vedere Milan-Novara – partita con cui la tv ha riempito quasi due ore e mezzo in prima serata – c’erano in salotto, sintonizzate su Rai2, 2.716.000 persone. Non poche, circa il 10% di tutti gli italiani davanti alla tv per Porta a Porta sulla tragedia del Giglio o la fiction il Tredicesimo Apostolo. Ma a San Siro solo in 1900 hanno pagato il biglietto (più altri tremila abbonati allettati dall’ingresso gratuito): benemeriti da premiare con medaglia, i quali per un ottavo tra il Milan e l’ultima di A, hanno affrontato una notte a -5 gradi. Mentre c’era chi faceva zapping con Real-Barça, loro assideravano ai supplementari.
I giocatori si ritrovano in stadi deserti e al gelo, con forti rischi di infortunio: per Pato una lesione muscolare alla coscia sinistra, deve fermarsi almeno 3 settimane. “Anche a dicembre – dice Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori – le notturne sono state molte. Purtroppo si fa fatica a incidere e non ci sono le basi per un dialogo con la Lega di A. I rapporti sono vicini allo zero, ci hanno promesso un appuntamento dopo lunedì, vediamo. Con la tv l’aspetto sportivo va in secondo piano, si organizza e si pianifica senza consultare chi va in campo. Ai calciatori chiedono di andare a letto presto, poi però con partite così si passa anche sopra gli infortuni”. Per la Lega la questione è solo formale: “La Coppa Italia è comunque un successo – dice il presidente Maurizio Beretta – noi guardiamo la manifestazione complessivamente e in queste condizioni non esistono altre date, bisogna per forza giocare questi turni tra gennaio e febbraio. Per una partita giocata magari in condizioni difficili, ma su campi riscaldati comunque ricordo, abbiamo però milioni di persone alla tv. E mi riferisco anche ai 3,5 di Napoli-Cesena o i 3,9 di Roma-Fiorentina. Se giocassimo alle 17 o alle 18 cambierebbe poco e probabilmente creeremmo solo altri problemi agli spettatori. Allo stadio o in tv. E poi è così anche in Francia o Spagna”.
La Coppa Italia vive su un contratto tv in scadenza: la Rai paga 12 milioni per l’esclusiva, altri 3 vengono dai diritti all’estero. Per ogni partita dagli ottavi in poi che non vada in prima serata e in giorni separati la Rai ha il diritto di scalare un milione. “Per noi – dice Eugenio De Paoli, direttore di Rai Sport – il pregio della prima serata è importante, consente di fare ascolti e di esaltare la Coppa Italia stessa. E poi stanno arrivando grandi partite come Juve-Roma, Milan-Lazio, Napoli-Inter”. L’aspetto tv è prevalente rispetto a un trofeo da esaltare e da tutelare sportivamente. Si è affacciata anche l’ipotesi di una Final Eight in due settimane – progetto che ad alcuni grandi club non dispiacerebbe – ma nella sostanza la Coppa Italia non fa salti avanti: tant’è che nei primi turni si schierano riserve.
“In Inghilterra – dice Franco Baldini, dg della Roma che a Londra ha lavorato dal 2007 al 2011 – la situazione è completamente diversa. Il fascino della FA Cup è dato dalla partecipazione di oltre 500 squadre e dal sorteggio integrale. Il tempo e la tradizione le hanno dato importanza, in Italia la Coppa è sempre un po’ un ripiego”. E in Inghilterra la tv non è il padrone assoluto. “Loro fanno squadra anche nell’organizzazione, vedi la Premier League. Non tutte le partite devono andare di sera in tv, la FA Cup non è in notturna e sostanzialmente c’è solo il Monday Night. Per far capire la loro cultura, i giocatori del Birmingham lo scorso anno sono retrocessi ma avendo vinto la Curling Cup, che non è la FA Cup ma la Coppa di Lega, sono considerati comunque eroi. Da loro la Coppa è importante perché tutti, club, tv, giocatori, media hanno la percezione del valore del trofeo. Insomma fanno squadra”. Da noi no. E quindi o state al calduccio col telecomando oppure fate gli spettatori eroi a San Siro.
Repubblica.it – Fabrizio Bocca