Zeman parlava di un dualismo malato, quello tra De Rossi e Tachtsidis, creatosi strada facendo, lungo il saliscendi di questa stagione. Di dualismi, in realtà, nella Roma di quest’anno ce ne sono però tanti, almeno tre, uno per reparto. E non hanno fatto altro che creare malumore e tensioni, togliendo energie ai diretti interessati e minando la forza mentale degli stessi. Situazioni che andavano gestite in modo diverso da società e staff tecnico e che invece sono state lasciate incancrenire così, per la timidezza (o la paura?) di non metterci le mani.
Centrocampo – In mezzo al campo, invece, il dualismo che ha mandato in frantumi un po’ tutti i sogni è proprio quello che si è creato tra De Rossi e Tachtsidis. Zeman aveva scelto il regista greco per la sua Roma, la gente e la società voleva De Rossi. Alla prima chance, quella di domenica scorsa, Daniele non ha però saputo cogliere l’occasione. Colpa di una scarsa forma, certo, ma probabilmente anche di una stabilità mentale che in questo momento non è delle migliori.
Attacco – Infine davanti, dove a lungo c’è stata il dubbio: Osvaldo o Destro? L’Osvaldo di inizio stagione non lasciava dubbi, non c’era neanche partita. Questo qui, invece, molti di più. E forse qui il dualismo ha funzionato al contrario, appena si è fatto male Destro l’italoargentino si è seduto: niente più concorrenza, niente più rischi. Qui la testa, però, non conta. E’ una questione di stimoli. E di motivazioni, che è profondamente diverso.
Gazzetta dello Sport – Andrea Pugliese