
Il comico genovese sa bene che la strada indicata non è percorribile. Significherebbe buttare all’aria anni di studi e di perizie, oltre ai 60 milioni già spesi dalla Roma e dal costruttore Luca Parnasi per istruire il dossier, facendo affidamento sulla delibera di pubblica utilità varata nel 2014 dalla giunta Marino. Le fondamenta su cui appoggia la conferenza dei servizi, in scadenza il 3 marzo. Che dovrebbe dunque ricominciare da zero qualora si dovessero apportare modifiche sostanziali. E infatti «dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo a Tor Di Valle», chiudono a stretto giro i proponenti, pronti a chiedere un miliardo di risarcimento danni. «L’area è sicura dal punto di vista idrogeologico e anzi il progetto, con investimenti totalmente a carico dei privati, va a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima». Ancora più esplicito James Pallotta, patron della società giallorossa: «Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall’incontro in programma venerdì. In caso contrario, sarebbe una catastrofe per il futuro della Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia». Un vertice, quello di domani a palazzo Senatorio tra la giunta Raggi e i proponenti, cui restano ancora appese le ultimi esili speranze di trovare comunque un accordo. Esattamente la linea individuata dalla sindaca, prima che Grillo apponesse la lapide sul progetto. Ovvero, prendere ancora tempo, chiedendo un ulteriore parere all’avvocatura comunale per calcolare i rischi dello stop sollecitato a gran voce dai consiglieri cinquestelle. Così da arrivare all’incontro di domani con tutti gli elementi a disposizione per valutare la controproposta sulla limatura delle cubature che la Roma e Parnasi avevano promesso di portare al tavolo. Una revisione complessiva dell’accordo, che però ieri sera Grillo ha mandato in fumo.