«Ritmi completamente diversi: in campionato capita di tirare il fiato qualche minuto, qui e in Champions non se ne parla».
Gare che vi avvicinano alla serie A: Garcia ha visto Pellegrini segnare col City e 5 giorni dopo lo ha messo dentro. Solo un caso?
«Lorenzo ha fatto una grande gara e un gran gol col City, ma non so se ci sia un nesso diretto col suo esordio. Di certo, a Cesena è entrato molto bene, con personalità: non sembrava proprio uno alla prima in A».
E la cosa aiuta voi che aspettate l’esordio.
«Beh, di certo se lui e Verde avessero fatto due figuracce passando dalla Primavera alla Serie A, non ci avrebbero dato una mano. E invece… Posso continuare a inseguire il mio sogno di ragazzino che andava allo stadio a vedere la Roma».
Romanista di provata fede familiare: suo padre, attore e inviato de Le Iene, si travestì da Nicholas Cage per farsi invitare in tribuna a vedere la Roma, anni fa.
«Prima col Milan, quando la Roma si giocava lo scudetto, poi col Real Madrid. Ero bambino, guardavo la partita in tv con mamma, e non capivo perché papà non lo chiamassero col suo vero nome. Le altre volte invece allo stadio andavamo insieme, a vedere la Roma di Totti, Montella e Batistuta».
Ora con Totti vi allenate insieme. I contrasti in allenamento?
«Diciamo che non li facevo con tutta la cattiveria del mondo. I grandi ci hanno accolto benissimo: se devo fare un nome De Rossi, idolo sin da bambino (Calabresi giocava a centrocampo, ndr). C’è sempre per noi: un consiglio, una parola buona, una pacca sulla spalla».
La prima squadra l’hanno anche contestata quest’anno.
«E io l’ho vissuta quella contestazione. Ero in panchina, la squadra è andata sotto la Curva, io non avevo giocato ma mi sembrava brutto approfittarne e andarmene. La prima volta all’Olimpico è stata un’emozione fortissima, quella un’emozione altrettanto forte, anche se di segno opposto. Tornato a casa, non sono riuscito neanche a cenare ».
Tornerà all’Olimpico per la Coppa Italia, con la Lazio. Derby in finale, come quello perso dai grandi due anni fa.
«In effetti è un po’ che vanno male sono in Primavera da 3 anni e non ne ho ancora vinto uno. Ci resta il più importante…».
La Gazzetta dello Sport – F. Oddi
