È nel cuore della Grande Mela che va in scena il primo atto della rinascita dopo la finale di Coppa Italia persa il 26 maggio con la Lazio. È nella “city” che viene presentato il nuovo allenatore, Rudi Garcia, ex tecnico del Lille. Uno dal curriculum vincente in Ligue1: 1 scudetto e 1 coppa di Francia con i “rossi”. Mica male per una realtà che non è certo abituata a trionfi un anno sì e l’altro pure. La conferenza stampa è organizzata negli uffici della Raptor con il quartier generale romanista: il Presidente del club giallorosso James Pallotta, il Direttore Sportivo Walter Sabatini, il CEO Italo Zanzi, e nelle retrovie è presente anche il responsabile degli osservatori del club Frederic Massara. Le prime dichiarazioni dell’uomo di Nemours sono semplici, ma dirette: “Mi sento davvero onorato di arrivare in questa grande famiglia e di venire qui per cercare di vincere dei titoli in questo grande club. Lavoreremo per la felicità dei nostri tifosi”. Difficile dirlo in giorni di rabbia e delusione, ma lui guarda avanti e non si volta mai indietro: “Inizia una nuova stagione, con un nuovo allenatore, non mi interessa ciò che è stato, io guardo al futuro”. E così è.
A Brunico in ritiro lo fa capire con parole forti verso alcuni contestatori:“Quelli che criticano il club e i giocatori non possono essere tifosi della Roma. Quando ami la tua squadra cerchi di incoraggiarla, al massimo sono tifosi della Lazio”. È in quel momento che il gruppo capisce lo spessore di Garcia, uno che prima di ogni cosa difende la squadra anche a rischio di diventare impopolare: “Ho bisogno di “amare” i miei giocatori”. Passano i giorni e dal mercato arrivano acquisti importanti.Giorno dopo giorno, tassello dopo tassello, si va a completare il mosaico. De Sanctis, Skorupski, Jedvaj, Maicon, Benatia, Strootman, Gervinho, Ljajic sono i volti nuovi da cui ripartire.
All’Open Day, davanti alla Curva Sud, i giocatori vengono presentati uno ad uno e uno striscione fa da sfondo all’evento: “Non saper rimediare ad una sconfitta è peggiore della sconfitta stessa”. Il riferimento è alla finale di maggio. De Sanctis lo sa e dice: “Rialzerete la testa, saremo noi in campo a rappresentarvi con orgoglio. Statene certi”.
Parte il campionato e si va a Livorno per la prima giornata. Finisce 2-0 per i giallorossi con i gol di De Rossi e Florenzi. La Roma non vinceva all’esordio in Serie A dal 2007 e De Rossi non segnava da oltre 15 mesi. Segnali nuovi, di un cambiamento: “È un simbolo che Daniele abbia realizzato la prima rete dell’anno”, dice Garcia. In rapida successione arrivano altre vittorie contro Verona e Parma, ma il primo scalino è alla quarta: c’è il derby, Roma- Lazio. Servono 3 punti per continuare la serie positiva, ma anche per dimostrare che il 26 maggio è stato cancellato. Totti e compagni ci mettono un po’ prima di sbloccare il risultato, ma nella ripresa ci pensa Balzaretti sotto la Sud. Un urlo liberatorio, un boato come non si sentiva da tempo. “Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio”, sentenzia Rudi sottolineando lo stato naturale delle cose: la Roma sopra, la Lazio sotto. La Roma vince, la Lazio perde. È la quarta vittoria di fila, il filotto arriva a 10: 3×10 = 30 punti.
Un record per la Serie A. Mai nessuno ci era riuscito prima all’inizio della stagione. Garcia e i suoi continuano la marcia, ma trovano una Juventus che riesce a fare di più arrivando in testa alla classifica. Il duello però non è finito e continuerà fino all’ultima giornata. Ora il distacco con i bianconeri è di 8 punti, ma Garcia non si arrende: “A volte le rimonte miracolose avvengono. Dobbiamo crederci”. Già, perché con questa Roma tutto è possibile, pure i “miracoli”. Non è un caso che su Twitter per settimane abbia fatto tendenza un hashtag: #garciapuò. È vero, perché Garcia può.
