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Foti torna sulla Roma: “L’addio è stato duro. Gasperini? Uomo giusto per ripartire”

Foti torna sulla Roma: “L’addio è stato duro. Gasperini? Uomo giusto per ripartire”

Salvatore Foti ripercorre gli anni vissuti accanto a Mourinho alla Roma.

“A Roma rifarei quasi tutto”

Salvatore Foti, ex vice di José Mourinho durante l’esperienza alla Roma, è tornato a parlare del suo passato in giallorosso nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport. Foti ha ricordato con affetto il percorso vissuto nella Capitale, ammettendo però che alcuni episodi oggi li gestirebbe diversamente: “Alcuni gesti non li rifarei, ma alla squadra devi trasmettere qualcosa”. Ecco le sue parole:

Cosa, invece, rifarebbe?

“Se parliamo di Roma, tutto: un’esperienza che ti entra dentro completamente, quando mi chiamò Mou per essere il suo vice ero felice come un bambino la mattina di Natale”.

Tirana, 25 maggio 2022.

“Tirana è per sempre”.

Il ricordo più bello di quel giorno?

“Impossibile scegliere, ce ne sono talmente tanti… Ma uno significativo lo posso rivelare”.

Prego.

“Sapete quanto è durata la riunione prepartita il giorno della finale? Ve lo dico io: trenta secondi, forse quaranta. Non siamo arrivati al minuto”.

Le parole di Mourinho?

“Eccole: non vi devo dire nulla, dobbiamo solo prendere la coppa e portarla a Roma”.

Spiega tanto di quella squadra, di quel gruppo.

“Assolutamente, si era creato qualcosa di magico. Al netto dell’inevitabile timore che porta una finale, c’era veramente la convinzione che avremmo vinto. José ne aveva fatte tante di partite così, tutta l’organizzazione passava da lui. L’hotel vicino allo stadio, quello delle famiglie distante così da restare concentrati, la magia di una squadra davvero tanto tanto unita. Mi viene in mente anche un altro discorso di Mou che chiarisce tanto di quel periodo”.

Quale?

“Torino-Roma, cinque giorni prima della finale. Vinciamo 3-0 con doppietta di Abraham e gol di Pellegrini e siamo sicuri dell’Europa League. Torniamo nello spogliatoio, lui raduna tutta la squadra: “Oggi abbiamo fatto il nostro lavoro, mercoledì andiamo a fare la storia”. Pochissime parole, anche in quel caso, ma i ragazzi non vedevano l’ora di scendere in campo a Tirana”.

Un anno dopo, Budapest.

“Ancora adesso non riesco a guardare con serenità una partita di Europa League. Fa davvero male. Quella coppa la meritavamo noi. Tornati a casa non parlai per 20 giorni, avevo gli incubi”.

È vero, come dicono in tanti, che Mourinho sarebbe andato via se aveste vinto?

 

“All’epoca me lo chiesero anche i giocatori, la verità è che io non lo sapevo allora e non lo so adesso. Di certo, lui amava e ama tanto Roma, l’ha detto anche di recente”.

Gasperini è invece quello perfetto per la Roma?

“Certo che sì. Lo dimostrano i fatti. È uno dei migliori in Italia e io sono contento per tanti dei nostri ragazzi”.

Li sente ancora?

“Pellegrini e Mancini, soprattutto. Lorenzo mi è venuto a trovare quando ero in ritiro a Frosinone, persona speciale”.

E con la Roma, invece? Cosa successe in quei giorni di gennaio del 2024?

“Non lo so, posso dire che l’esonero di Mourinho, e di conseguenza di tutto lo staff, fu per tutti una bella botta. L’anno di Budapest avevamo vissuto una stagione magica, fino ad aprile eravamo sempre in piena lotta Champions, poi si fecero male alcuni giocatori, tra cui Dybala e Smalling, e decidemmo di puntare tutto sull’Europa League”.

Non avere avuto Paulo al top è un rimpianto.

“Enorme. La preoccupazione principale di tutti gli allenatori deve essere sempre e solo la salute di Dybala, gioca un calcio di visione e tecnica uniche”.

Per Paulo un limite?

“Se discutiamo il talento di un campione così sbagliamo tutto. Ma, ripeto, noi lavorammo per portarlo a Budapest perché avevamo deciso di giocarci tutto lì, in una partita dove, tra l’altro, per oltre un’ora facemmo benissimo”.

Visto come è finita, scelta giusta o sbagliata?

“Facile parlare a posteriori, però se ripenso ad alcuni momenti di quei mesi ho ancora i brividi”.

Ce ne dice uno?

“Leverkusen, la semifinale di ritorno. Una battaglia, il manifesto di cosa era diventata la squadra. Quelli eravamo noi, compattezza, solidarietà, solidità e efficacia. Conservo nel cuore qualcosa di veramente speciale”.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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