La presidenza della Roma studia la rivoluzione, ma Gasperini frena: “Smantellare la rosa non serve”. Serve un chiarimento tra le due parti il prima possibile.
Il Messaggero (S.Carina) – Non c’è solo il presente a dividere Gasperini e la Roma. Ma è una visione d’insieme tra un tecnico che a 68 anni ha lasciato Bergamo scegliendo Trigoria per vincere e un club che vuole sì crescere ma per gradi, attanagliato com’è dalla morsa del Fpf. Due posizioni che lo scorso giugno sembravano conciliabili nel momento dei colloqui e delle pacche sulle spalle ma che con il passare dei mesi sono diventate motivo di dissidi quotidiani.
L’acquisto di Vaz ne è la cartina di tornasole. Non perché il ragazzo non sia un talento, non perché il tecnico non capisca che un club come la Roma è obbligato a fare operazioni di questo tipo. Nella sua ottica, però, se a gennaio ti ritrovi con Dovbyk e Ferguson out, Soulé con la pubalgia più Dybala fermo e vuoi andare in Champions, quei soldi vanno spesi per un simil Malen nel ruolo della discordia, l’esterno sinistro di piede destro. E invece Massara, provando ad accontentare tutti, ha ripiegato su Zaragoza per poi adempiere a quello che gli ha chiesto la società con Vaz.Ma non finisce qui. Perché se anche pubblicamente all’allenatore non è stato chiesto il quarto posto, proprietà e dirigenza ritengono che la Roma abbia tutto per competervi. Domenica sera, in uno slancio di sincerità, è uscito invece fuori cosa pensa realmente Gasp della rosa: «Questo è un gruppo che ha il quinto o sesto posto in classifica. Non credo che questa squadra vada ricostruita ma rinforzata, che è una cosa diversa. Pensare di buttare per aria tutto il lavoro fatto, è una follia. Non è solo una questione economica ma di dove e chi andare a prendere». E qui si torna al punto di partenza.
Al netto delle possibilità economiche, il tecnico chiede almeno tre titolari: un esterno alto a sinistra, un terzino mancino e un centrocampista alla Rios o Ederson, diverso quindi per caratteristiche da quelli che ha in rosa. Richieste che non tengono conto della probabile partenza di almeno un big a giugno e della posizione in bilico di calciatori in scadenza come Pellegrini, Dybala, Celik, Cristante e Mancini, da sostituire altrimenti con elementi di pari valore.
Anche in questo caso tecnico e club viaggiano su binari paralleli: la proprietà nelle ultime ore ha infatti deciso di congelare i rinnovi. Anche quelli di Cristante e Mancini che sembravano cosa fatta. Inoltre i Friedkin, sulla falsariga di quanto già accaduto a Como un anno fa dopo il ko per 2-0 firmato Gabrielloni, dopo aver chiamato domenica sera Ranieri, ieri hanno fatto trapelare di essere pronti a rivoluzionare la rosa. Legittimo, figuriamoci, sono i proprietari. Singolare che però ciò accada il giorno dopo che il tecnico ha asserito l’esatto contrario.
Urge un chiarimento al più presto, magari con un passo in avanti proprio di Claudio al quale la proprietà ha già chiesto di avere un ruolo più decisionale all’interno dell’organigramma societario, rispetto a quello che, almeno ufficialmente, ricopre come consigliere. Ad oggi, però, Ranieri resta in una posizione defilata. Tutte le decisioni così sono rimandate a fine stagione, quando è adesso che si costruiscono le squadre. A Trigoria, invece, al netto di una lista di calciatori presentata da Massara alla proprietà, della quale Gasp non ne era a conoscenza, non si sa nemmeno dove la Roma svolgerà il prossimo ritiro. La sensazione è che si resti appesi ai risultati.
Se la situazione dovesse precipitare, non sarà un problema eventualmente addossare le responsabilità di poca empatia con l’ambiente-Trigoria a Gasp e cambiare il 5° allenatore in cinque anni. Se invece, per un colpo di coda inatteso, la Roma dovesse centrare la Champions, potrebbe pagare il ds. Siamo alle solite: cambiano gli interpreti, non il copione.