La mappa custodisce l’antidoto, la cura alla crescita zero che – sul piano dei conti – affligge buona parte della serie A. Nella mappa, in fondo, c’è il futuro della Roma. Tre aree per il nuovo tempio giallorosso: Tor di Valle, Tor Vergata, Massimina-Aurelia. «Solo con uno stadio di proprietà potremo raggiungere l’equilibrio finanziario e colmare il gap con i grandi club»: in tempi già sospetti, l’ad Claudio Fenucci forniva la disamina più crudele. L’obiettivo in realtà era stato annunciato all’alba dell’era americana: adesso Mr Pallotta e soci iniziano ad accarezzare il sogno che fu dei presidentissimi giallorossi. La Roma vede terra, o meglio, il terreno: il lavoro della Cushman & Wakefield, l’advisor incaricato dal club di analizzare le aree destinate all’impianto, è pressoché ultimato. (…)
MASSIMINA – Sulla stessa area Rosella Sensi pensò di dare forma alle volontà di papà Franco: quadrante ovest della città, 130 ettari di proprietà del costruttore Sergio Scarpellini e uno studio svolto nel 2009 dall’equipe dell’architetto Gino Zavanella (oggi il lavoro verrebbe affidato all’americano Dan Meis), che non si riduceva alle slide proiettate a Trigoria tre anni fa. Nell’autunno scorso, una visita dello stesso DiBenedetto negli uffici dell’imprenditore servì a svelare la possibilità di un nuovo accordo: l’affare non era circoscritto alla costruzione dell’impianto, ma si sarebbe esteso ad un complesso residenziale di circa 400 mila metri cubi. Un business mica male: adesso la Massimina non è in pole position, ma l’ipotesi non è neanche definitivamente tramontata. (…)
TOR VERGATA – La metro C e l’ex ferrovia che corre lungo i terreni in disponibilità di Francesco Gaetano Caltagirone, per il 2017, potrebbero essere impiegate per trasportare i tifosi romanisti: Tor Vergata fa parte della partita e i progetti sulla città dello sport si adatterebbero al piano giallorosso. La Roma pensa alla sua casa come a un luogo di intrattenimento attivo sette giorni su sette: store, cinema, ristoranti, negozi, supermercato, parchi a tema. Non sarà più lo stadio di una volta. Questo è l’unico rimedio all’ultimo “stadio” della crisi.
Corriere dello Sport – Simone Di Segni