
TEAM BUILDING – Il Toro assomiglia molto poco al suo allenatore e al suo numero 9, il generoso e poco servito Andrea Belotti, e troppo a uno come Ljajic. Poca grinta e troppi fronzoli, come quelli dell’altro ex di giornata, Iago Falque. Giocatori che in questa Roma non potrebbero mai trovare spazio. Perché la squadra di Spalletti oggi è un blocco granitico. Il concetto di team building così celebrato dai manager di tutto il mondo è perfettamente dimostrato dalla visita pre-partita ad Alessandro Florenzi — omaggiato anche con un «patch» con il numero 24 applicato sulle maniche della divisa da gara — e poi in campo dai raddoppi, dai rientri di Nainggolan che strappa un pallone a Iturbe in area giallorossa o di Dzeko che dà sempre una mano — anzi, una testa — sui piazzati. In più la Roma applica una geometria elementare: il modo più rapido per andare da un punto all’altro è una linea retta. Si spiegano così i primi minuti che di fatto decidono la partita. Il Torino amministra il possesso palla (quasi al 60 per cento nel primo tempo), la Roma colpisce praticamente alla prima occasione. E poi alla seconda. E quasi alla terza. Sempre con transizioni veloci, con la mortifera voracità di Dzeko — gol da fuori area, quasi inedito — e Salah e con un Hart non impeccabili sulle prime due reti.
FORMA E FIDUCIA – I giallorossi stanno bene, lo dimostrano le scelte di Spalletti che opera solo tre cambi rispetto al match di Vila-Real (dentro Juan Jesus, Paredes e Salah dal 1’) e poi la capacità di spezzare di forza il campo. Strootman e Nainggolan allungano il centrocampo avversario, che affonda, con l’esclusione del giovane Lukic, e non riesce mai ad accorciare sugli inserimenti avversari. Salah frusta i difensori del Toro, Paredes e Nainggolan lo sfruttano per chiudere in porta: l’argentino con un gran controbalzo che probabilmente si deve a qualche ripetizione fornita da Totti a Trigoria, il belga poco prima del fischio finale con un assist proprio del capitano, il cui ingresso come al solito è stato a lungo invocato dallo stadio (e da voci molto giovani…).
E IL TORO DOV’È? – In mezzo al terzo e al quarto gol degli spallettiani, la rete di Maxi Lopez sull’unica vera distrazione romanista, per un Toro che anche in quel momento (tardivo, non c’è dubbio) non crede minimamente a qualsiasi ipotesi di rientrare in partita. Perché semplicemente non c’è mai stato. La squadra di Mihajlovic non riesce mai a uscire dal copione dell’aggiramento, da una parte all’altra del campo, senza mai creare la superiorità o a innescare Belotti: il primo cross per la testa del Gallo arriva al 93’. Il 9 granata è costretto a gravitare lontano dall’area, per avere palloni giocabili. Ma che sia Belotti a dover aiutare la squadra e non la squadra ad aiutare Belotti a segnare è sintomo di un malessere ormai conclamato: per il Toro solo 2 vittorie nelle ultime 11, con 5 sconfitte, e 12 gol subiti nelle ultime 6. La Roma invece infila la 15° vittoria di fila all’Olimpico: il match con l’Inter sarà esaltante, tra due squadre che all’ombra della Juventus hanno trovato un’identità ben definita.