“In privato era una persona aperta, solare. Può sembrare ridicolo dirlo, ma era pieno di vita. Aveva un’ironia tagliente e una forma di melancolia tipicamente romana, di chi è nato e cresciuto in questa città meravigliosa, a volte crudele. Quando si è suicidato aveva quasi l’età che ho io oggi. In fondo era un ragazzo“.
Quanto è stato complesso conciliare l’icona popolare Agostino con quella del padre che ha deciso di andarsene?
“L’accettazione del suo gesto è stata un percorso che ha necessitato tanti anni. Mi ha aiutato condividere quel senso di vuoto tremendo con tanti uomini e tanti ragazzi come me. Persone vere, amanti della Roma e del calcio: quella ‘maggioranza silenziosa’ di tifosi, troppe volte soverchiata da chi si attribuisce il potere di parlare a nome di tutti, come successo in questi giorni. Trovare un senso è ancora impossibile, dopo 21 anni. Credo che ognuno di noi porti dentro di sé tanti io; ognuno è come una pietra con centinaia di sfaccettature, molteplici facce. Ago evidentemente ha smarrito più la sua, probabilmente per il fatto di non riuscire a trovare un posto in quello che credeva il suo mondo“.
In fondo, anche se è stato un uomo fortunato per tanti anni, la storia di Agostino è quella di una persona che non aveva più un lavoro e non riusciva a sentirsi a posto. Domenica scorsa all’Olimpico è stata insultata la madre di un ragazzo morto ammazzato. Striscioni di una volgarità estrema per due motivi: perché si permettono di esprimere un giudizio implacabile verso chi ha subito un lutto tremendo, e poi perché in una delle scritte c’era una classificazione meschina. Un confronto tra due madri (quella di Ciro e quella di Antonio De Falchi, ndr) che hanno perso un figlio. Per offenderne una, si prende l’altra come termine di paragone: un’altra vittima presa in ostaggio. Ognuno ha il diritto di reagire a una perdita così atroce come crede e nessuno può permettersi di giudicare. Gli stadi si possono salvare? Mi chiedo come sia possibile che in uno stadio nel quale si fanno togliere i tappi alle bottiglie di plastica siano potuti entrare quegli striscioni.
Lo stesso giorno tra l’altro in cui paradossalmente i controlli hanno funzionato così bene che è stato impedito di portare sulle gradinate un altro striscione dedicato a Valerio, il giovane scomparso su un campo di Fiumicino per un malfunzionamento cardiaco. Qualcuno non ha vigilato ed è una cosa che accade spesso. Il sistema dei controlli va rivisto: tornelli, restrizioni territoriali e biglietti nominativi e poi, in un impianto dove mi fai buttare i tappini, non sei capace di individuare i responsabili e punisci tutti i tifosi, anche la maggioranza sana? Non possiamo lasciare a pochi delinquenti spazi in cui inserirsi, in cui esercitare un’arma di ricatto enorme contro le società e i tifosi veri. In questo senso il messaggio di Pallotta è stato perfetto. E anche l’eccesso, in questo caso è stato necessario: non si può permettere alle minoranze di tenere in scacco tutti gli altri.
Il Fatto Quotidiano – T.Rodano
